Liberi grazie alle vostre lettere!

Nella metà dei casi spedire lettere per chiedere la liberazione di persone ingiustamente detenute ha effetti positivi: negli ultimi anni molte delle persone in favore delle quali Amnesty International si è mobilitata hanno ritrovato la libertà. Di seguito trovate alcuni esempi recenti.

Serkalem Fasil con la sua famiglia © Privato

Serkalem Fasil è libera. La Maratona di Lettere organizzata da Amnesty International nel dicembre 2006 ha portato i suoi risultati. Migliaia di persone si erano mobilitate per la sua liberazione. Oggi Serkalem Fasil e suo marito Eskinder Nega possono finalmente occuparsi del loro figlio, partorito in prigione l’anno scorso. Sono stati liberati insieme ad altri quattro giornalisti in carcere dal novembre 2005.

L’Alta Corte federale di Addis Abeba gli ha scagionati il 9 aprile 2007 da tutti i capi d’imputazione mossi nei loro confronti. Per Rudi von Planta, coordinatore della Maratona per la Sezione svizzera di AI, si tratta di un grande successo. Co-proprietaria e editrice dei giornali Asqual, Menilik e Satenaw, Serkalem Fasil era stata arrestata per aver pubblicato una serie di articoli che criticavano l’azione del governo in occasione delle elezioni legislative del maggio 2005.

Nel corso delle manifestazioni di protesta che erano seguite, almeno 80 simpatizzanti dell’opposizione erano stati uccisi dalle forze di sicurezza, mentre sette poliziotti avevano perso la vita negli scontri.

Amine Sidhoum e Hassiba Boumerdesi © Privato

Amine Sidhoum, un avvocato per i diritti umani in Algeria, è libero. Insieme alla sua collega Hassiba Boumerdesi aveva documentato alcuni casi di tortura e criticato pubblicamente le procedure giudiziarie adottate contro le persone accusate di “terrorismo”. Entrambi lo scorso anno hanno dovuto difendersi da una serie di false accuse che avrebbero potuto, in caso di successiva condanna, provocare la revoca della loro licenza professionale e una pena detentiva di molti anni.

Nel’agosto 2006, sono stati accusati di aver introdotto oggetti proibiti in una prigione senza l’autorizzazione delle autorità: in realtà, si trattava semplicemente di biglietti da visita e della trascrizione di un’audizione processuale. Inoltre, un’ulteriore accusa pende contro Amine Sidhoun dal mese di settembre 2006: quella di avere gettato discredito sulla giustizia algerina. L’avvocato algerino aveva soltanto criticato il fatto che un suo cliente fosse rimasto in prigione per un periodo di 2 anni e mezzo senza che contro di lui fosse emesso un capo d’imputazione formale.

Amnesty International è persuasa che le accuse mosse contro Amine Sidhoun e Hassiba Boumerdesi siano state falsificate e che i procedimenti avviati nei lori confronti abbiano l’obiettivo di intimidirli e dissuaderli dal proseguire la loro attività. Il processo contro di loro è iniziato il 17 gennaio 2007 e il 25 aprile un tribunale di Algeri ha emesso una sentenza di non colpevolezza.

I due avvocati hanno ringraziato Amnesty International per la campagna lanciata in loro difesa e per il sostegno morale ricevuto dai membri dell’organizzazione. In occasione della Maratona di Lettere organizzata lo scorso anno per il 10 dicembre, la Sezione svizzera aveva inviato alcune migliaia di lettere per chiedere la loro liberazione.

Magdalena Garcia Duran © AIUSA

Magdalena Garcia Duran è stata liberata il 9 novembre dal carcere di Molino de las Flores. La Sezione svizzera di Amnesty International si era impegnata per la sua liberazione in occasione della Maratona di Lettere 2006.

La decisione delle autorità è motivata dal fatto che nessun elemento di prova è stato trovato nei suoi confronti, rendendo ingiustificato il suo stato di detenzione. Le accuse mosse contro di lei erano di occupazione illegale e perturbamento delle vie di comunicazione. Magdalena Garcia Duran è stata trattenuta arbitrariamente in detenzione, maltrattata e incolpata senza alcun fondamento soltanto perché si trovava a San Salvador Atenco il 4 maggio 2006, quando la polizia aveva arrestato alcune centinaia di persone che sfilavano in un corteo di protesta.

Malgrado le molteplici dichiarazioni dei suoi parenti che testimoniavano la sua innocenza, ha dovuto attendere diciotto mesi prima di ritrovare la libertà. Ora Amnesty chiede che le autorità messicane le concedano un indennizzo per la sua carcerazione arbitraria e che un’inchiesta sia aperta per individuare i responsabili dlle violenze compiute nei suoi confrotni.

Libero! © Privato

L'attivista bielorusso per i diritti umani Zmitser Dachkevitch, in cui favore si era mobilitata la Sezione svizzera sempre durante la Maratona di lettere 2006, è stato liberato anticipatamente di prigione nel febbraio 2008: nel mese di novembre 2006 era stato condannato a 18 mesi di reclusione per avere partecipato a una manifestazione pacifica non autorizzata. Membri di Amnesty di tutto il mondo avevano mandato oltre 10mila lettere alle autorità bielorusse chiedendo la sua scarcerazione.